10 idee da cui partire


1. Sì a un’Europa dei cittadini, alla rinegoziazione del debito pubblico e delle normative europee al riguardo attraverso una alleanza dei Paesi mediterranei oggi devastati dalla crisi e a un progetto di riconversione di ampi settori dell’economia in grado di rilanciare l’occupazione con migliaia di piccole opere di evidente e immediata utilità collettiva. No al Fiscal Compact,  all’Europa delle banche e dei banchieri e delle politiche recessive in atto.
A questo link il commento da esperto del prof. Alberto Bagnai Univ. di Chieti http://goofynomics.blogspot.it/2012/07/caro-emiliano-ti-scrivo.html

2. Sì a un grande progetto di riconversione ecologicadell’economia e di riassetto del territorio nazionale e dei suoi usi per garantire la sicurezza dei cittadini e la riduzione del consumo di suoli agricoli. No alle grandi opere (dal Tav Torino-Lione al Ponte sullo stretto e al proliferare di autostrade e raccordi) inutili, dannose all’ambiente e alla salute ed economicamente insostenibili.

3. No a contrazione del lavoro e al precariato e alla riduzione di fatto dei salari e delle pensioni. Sì al ripristino delle tutele del lavoro e dei lavoratori cancellate dai Governi Berlusconi e Monti (anche con sostegno ai referendum) e alla sperimentazione di modalità di creazione diretta di occupazione, anche in ambito locale, all’introduzione di un reddito di cittadinanza, al potenziamento degli interventi a sostegno delle fasce più deboli e dei presidi dello stato sociale (nella prospettiva di un welfare dei diritti e non di forme di assistenzialismo caritatevole). 

4. No agli attuali costi fuori controllo della politica e alla rappresentanza come mestiere. Sì alla autonomizzazione della politica dal denaro, all’abbattimento dei relativi costi, alla previsione di un tetto massimo per i compensi pubblici e privati, all’azzeramento delle indennità aggiuntive della retribuzione per ogni titolare di funzioni pubbliche.

5. Si a un’imposizione fiscale più incisiva sui redditi elevati, sui patrimoni e sulle rendite finanziarie (con estensione alle proprietà ecclesiastiche). No ad aumenti delle imposte indirette e a inasprimenti della fiscalità nei confronti dei redditi medio-bassi.

6. Sì a un’azione di ripristino della legaità, di contrasto della criminalità organizzata, dell’evasione fiscale e della corruzione con recupero di risorse da destinare a un welfare potenziato e risanato dal clientelismo. No alle politiche dei condoni e alle leggi ad personam. 

7. No a tutte le operazioni di guerra e drastica riduzione delle spese militari. Sì alla destinazione dei corrispondenti risparmi e di risorse adeguate a sanità, scuola pubblica, ricerca e innovazione (nella convinzione che sapere e istruzione sono prerequisito della democrazia e intervento strategico).

8. Sì a politiche di valorizzazione dei beni comuni e a forme di sostegno e promozione delle esperienze diconomie di cooperazione e solidarietà. No allo svuotamento di fatto dei referendum del 2011 e alla vendita ai privati dei servizi pubblici locali.

9. No ad ogni forma di discriminazione e di razzismo (e alle leggi che ne sono espressione, a cominciare dallaBossi-Fini). Sì al pieno riconoscimento dei diritti civili degli individui e delle coppie a prescindere dal genere, a una cultura delle differenze, a politiche migratorie accoglienti e all’accesso alla cittadinanza per tutti i nati in Italia.

10. Sì a una riforma democratica dell’informazione e del sistema radiotelevisivo che ne spezzi l’attuale subordinazione al potere economico-finanziario. No al conflitto di interessi e alla concentrazione dell’informazione.

3 commenti:

  1. rispetto al punto 5

    vedere cosa dice l'associazione Articolo 53, impegnata a far attuare l'Art 53 della Costituzione

    https://sites.google.com/site/articolo53/home

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    1. Ringrazio "input" per l'accenno al Lavoro di Articolo 53. Quanto esposto nell'elenco citato da CambiareSiPuò è destinato, come le proposizioni di tantissimi altri gruppi, non solo a restare carta, ma a produrre maggiore rancore nelle persone, frustrazione e persino rifiuto per le proposte che i gruppi faranno. Se manca infatti l'elemento ABILITANTE ("Enabler..") non si potrà passare dalle parole ai fatti.

      I fatti sono che, a causa del Sistema Fiscale introdotto nel 1973, un sistema che viola il dettato Costituzionale nei suoi lineamenti sociali e persino l'Articolo 53 della Costituzione, una parte sempre maggiore di REDDITO è passato dalle classi meno abbienti verso quelle abbienti. Le classi meno abbienti, quelle prive di "santi in paradiso e di lobby in parlamento" hanno subito un vero e proprio "FURTO LEGALIZZATO" da chi, potendo indicare in denunzia solo le briciole, ha accumulato nel tempo ingentissime fortune. Questa gente ha comprato debito pubblico, acquistando, con soldi che mai hanno visto il Fisco, titoli gatantiti dalle tasche e dalle tasse proprio dei piu' deboli.

      Quando fu introdotto l'Euro, come mai nessuno (a destra e sinistra) ha imposto un regime unico di apposizione di DOPPIO PREZZO per almeno 4 anni ?

      Passarono pochi mesi e ci trovammo, a salari bloccati e ridotti di 1936,27 volte, i prezzi raddoppiati (per il famoso meccanismo 1000 Lire = 1 Euro!!!) Questo, per 10 anni, e fino a quando la crisi non è arrivata a spazzare via le residue speranze, ha DRENATO letteralmente punri di PIL, trasportando da BUSTE PAGA a REDDITI FORFETTARI la ricchezza.

      E che risposta abbiamo avuto dai Governi? Non certo la perequazione degli stipendi, ma l'aumento dell'IVA e delle tasse.

      Fino a che non sarà attuato il Dettato Costituzionale ridando dignità di Cittadini a tutti, in modo che siano trattati equamente, non ci sarà pace e coesione sociale

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  2. Per tutti questi punti occorre l'applicazione integrale dell'articolo 53 della Costituzione.
    Oggetto dell'IRPEF deve essere la CAPACITA'CONTRIBUTIVA ( art. 53 1°comma COST:)
    1) somma di tutti i redditi effettivi, comunque conseguiti sia da lavoro che da capitale che da immobibili.
    2) somma di tutte quelle spese che non rappresentino un lusso.
    3) l'imposta IRPEF si applica sul'importo della differenza tra l'importo dei ricavi complessivi e globali e la l'importo della somma delle spese citate.
    4) Sull'importo ottenuto ( redditi meno spese)si applicano le aliquote su scaglioni di capacità contributiva il più ravvicinati possibili.
    5) su capacità contributive fino a 8000 euro non si applicano aliquote IRPEF.
    6) su capacità contributive sotto i 6000 euro devono essere restituite le imposte IVA sui consumi.
    Con l'applicazione dell'articolo 53 della Costituzione la capacità contributiva diventa il mezzo per identificare i redditi globali effettivi personali di chi vende bene, consumi e servizi cioè di chi , oggi, concorre alle spese pubbliche con un misero 7% dell'intero gettito IRPEF che corrispondono alle VERE CASTE degli imprenditori, dei liberi professionisti e degli autonomi che detengono il 75% del reddito nazionale sottoposto a IRPEF, l'altro 93% è versato, con ritenuta alla fonte dai lavoratori dipendenti e pensionati pur possedendo solo il 25% dell'intero reddito nazionale.
    l'applicazione dell'articolo 53 della Costituzione darà,inoltre,progressività anche ai tributi sui consumi (IVA).
    Inoltre avremo una redistribuzione del carico fiscale e, quindi, una automatica redistribuzione del reddito dalle fasce sociali medio/basse verso le fasce sociali medio/basse di circa 80 miliardi annui che corrispondono a 2400 euro per lavoratori dipendenti e pensionati che rappresentano 36 milioni e mezzo di contribuenti/elettori.
    L'articolo 53 della Costituzione rappresenta la VERA PATRIMONIALE che vale 160 miliardi annui recuperati da un sommerso di 450/500 miliardi annui senza contare i 50 miliardi di evasione contributiva.
    Queste risorse economiche serviranno per i servizi pubblici:
    istruzione (tempo pieno in tutte le scuole), sanità pubblica, beni comuni pubblici, ambiente e territorio, ricerca scientifica, reddito minimo garantito e via discorrendo!

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