IL CONCETTO DI SOVRANITA' da Arcipelago SCEC


Aggiungiamo questo documento che proviene da un sito che affronta i temi economici cercando soluzioni alternative quindi, utile alla discussione su temi di politica economica
http://scecservice.org/site/index.htm


Non cambierai mai le cose combattendo la realtà esistente. Costruisci un modello nuovo che renda quello attuale obsoleto” Buckminster Fuller
IL CONCETTO DI SOVRANITA’
Sovranità culturale e formativa
La scuola deve rispondere alle esigenze della società”.
In questa affermazione, ormai divenuta slogan corrente, è brillantemente riassunta la vera e propria malattia dell’attuale sistema.
Una società sana si nutre e si rinnova dalle energie libere – quindi non condizionate dall’esistente – che ogni nuova generazione sprigiona da un altrettanto libero approccio allo studio, alla conoscenza, al sapere.
Quindi lo slogan di Arcipelago non può che essere: “La società si rinnova grazie alla libera energia dell’uomo conoscente”.
Sovranità sulla salute
Un uomo dopo i 40 anni o diventa medico di se stesso o non vi sarà medico in grado di curarlo”.
In questo pensiero di Goethe vi è espresso il principio fondante del rapporto tra medico e paziente: il permettere al paziente di prendere sempre più coscienza di sé, delle cause delle proprie malattie e delle conseguenti azioni volte a curarle. La remissione delle scelte – quindi anche delle responsabilità – all’altro, o peggio ad una pasticca, può essere solo interesse di quanti non vogliano la partecipazione attiva dell’individuo al proprio destino.
Sovranità alimentare
Se è vero che “siamo ciò che mangiamo”, chi siamo noi? Quanto di ciò che mangiamo deriva da scelta voluta rispetto a suggestioni pubblicitarie, calcoli economici, scarsità di tempo?
Riappropriarsi del “mangiar bene” vuol dire riappropriarsi del rapporto col proprio corpo, ascoltarlo, assecondare la sua profonda saggezza.
Sovranità territoriale
L’asimmetria delle pietre esprime la disarmonica armonia dell’universo” (I Costruttori delle cattedrali cistercensi)
I luoghi sono espressione delle persone che li vivono, non semplicemente li abitano. Le diversità dei luoghi, come delle famiglie ed infine degli individui, sono manifestazione della reale complementarità di cui e con cui vive una comunità. Un territorio esprime unicità e peculiarità se liberamente manifesta le qualità e le vocazioni dei propri cittadini, non se si piega alle “esigenze” dei mercati, compreso quello turistico.
La conquista della sovranità territoriale passa quindi dalla riconquista delle vocazioni oggi inespresse.
Sovranità monetaria ed economica
Se l’economia è scambio di beni, prodotti, servizi, quindi della capacità umana di pensare e realizzare beni, prodotti e servizi, il denaro è lo strumento migliore – perché neutro – per facilitare gli scambi e misurare – solo misurare – valori reciprocamente riconosciuti. Valori delle cose (beni, prodotti e servizi) non certo del misuratore.
Sovranità monetaria è quindi ben più che creazione, emissione, distribuzione di denaro senza interessi, è primariamente riconoscimento e, quindi riappropriazione, del valore del nostro fare e della volontà di scambiare: solo questo “depotenzierà” prima ed eliminerà poi il denaro-merce, il denaro-valore, in definitiva il denaro-potere.
La valuta locale (o moneta locale) è un caso particolare di valuta complementare (o moneta complementare) con circolazione ridotta a una zona geografica definita.
Le valute locali sono strumenti di scambio, utilizzati su base volontaria, con cui è possibile scambiare beni e servizi. Le valute locali sono pensate per facilitare le transazioni e non per il risparmio o l'investimento. Dagli anni '90 il mondo sta vivendo lo sviluppo, a livello mondiale, di migliaia di differenti monete locali. Tra mezzi di scambio dominati da monete nazionali e sovra-nazionali stanno moltiplicandosi le monete progettate per usi locali e regionali.
La valuta locale può essere utilizzata in modo alternativo o complementare alla moneta ufficiale, avente corso forzoso per legge. Ogni valuta ha un rapporto di cambio con la moneta ufficiale, solitamente la parità.

In genere, la moneta locale è caratterizzata da un'emissione centralizzata a valore indotto, a debito zero: la quantità di moneta locale emessa è divisa in parti uguali fra gli appartenenti alla comunità che ne riconoscono il valore.
ŠCEC

Gli ŠCEC sono la conseguenza più logica del perché è nato, di come funziona e, in definitiva, di cosa è Arcipelago ŠCEC.
Sono il simbolo concreto di un patto, stretto fra persone comuni, imprese commerciali, artigiane ed agricole, fra professionisti ed Enti Locali, al fine di promuovere localmente lo scambio di beni e servizi accettando una riduzione percentuale del prezzo rappresentata dagli ŠCEC. Un passo indietro del singolo a beneficio dell’intera comunità locale.
Sono emessi e distribuiti dall’Associazione Arcipelago Šcec in nome della collettività e con criteri trasparenti; ogni associato avrà diritto alla stessa quantità di ŠCEC.
Gli ŠCEC sono la rappresentazione dell’atto di fiducia che gli associati si attribuiscono reciprocamente; ovviamente si usano solo insieme agli Euro; rappresentando una diminuzione della spesa, aumentano di fatto il potere di acquisto delle famiglie che partecipano al circuito di Arcipelago, ma soprattutto agganciano gli euro al territorio arginando l’emorragia di ricchezza e innescando circuiti economicamente e socialmente virtuosi.
Possiamo allora definire gli ŠCEC come una “contabilità” della reciproca fiducia: metro di misura di una solidarietà fattiva, economicamente circolare e quindi per tutti conveniente.
Gli ŠCEC rappresentano il mezzo per contare la reciproca rinuncia ad una percentuale del prezzo di vendita e così permettere alla comunità di Arcipelago di riconoscersi.
Per motivi di praticità hanno un cambio di 1:1 con l’euro ( quindi uno ŠCEC equivale ad un Euro ) ma, ovviamente, non sono convertibili, possono solo passare di mano in mano, da qui la Solidarietà ChE Cammina.
Al momento dell’iscrizione l’accettatore – ovvero il produttore, il commerciante, l’artigiano, il professionista – indica liberamente la percentuale di accettazione dei Buoni Locali, valore che si aggira solitamente tra il 5 e il 30% del prezzo del prodotto o del servizio. Percentuale che potrà variare in qualsiasi momento solo con una semplice comunicazione.
Ogni associato, sia esso fruitore che accettatore, riceve, all’atto dell’iscrizione, 100 ŠCEC. L’obiettivo comune è rendere questa distribuzione periodica fino a divenire mensile. Ciò avverrà nel momento in cui il circuito locale sarà in grado di garantire e permettere una circolazione dei Buoni Locali costante e continuativa.
Gli ŠCEC si contano e si scambiano anche elettronicamente attraverso il ContoSCEC: i Buoni Locali elettronici diverranno una quota sempre più importante nella circolazione totale della ricchezza di un territorio, lasciando al cartaceo le funzioni di ordine sociale e lo scambio tra privati.
Tutto in Arcipelago ŠCEC è libero e gratuito per fugare qualsiasi pensiero di interessi reconditi o nascosti. Ovviamente se qualcuno riconosce la qualità del lavoro che facciamo potrà contribuire alle nostre spese di gestione
Perché usare gli ŠCEC
a) Negli ultimi 30 anni gli investimenti nell’economia reale, negli scambi di beni, prodotti, servizi si sono ridotti fino al punto che, secondo gli attuali dati ufficiali, ogni giorno nelle borse mondiali solo il 3% degli scambi attiene al finanziamento dell’economia reale mentre il 97% è pura speculazione.
Ciò significa che di tutto quanto viene da noi prodotto attraverso le nostre capacità, solo il 3% viene reinvestito.
b) Negli ultimi 30 anni il peso della Grande Distribuzione Organizzata (sia alimentare che non) è salito costantemente a discapito del commercio tradizionale. Attualmente, nella GDO, la percentuale di prodotti provenienti da marchi multinazionali sfiora il 95%.
Ciò significa che di quanto noi spendiamo per le necessità familiari solo il 5% viene reinvestito nei territori in cui viviamo.
Noi potremmo anche produrre il doppio; noi potremmo anche consumare il doppio; potremmo così esaudire l’esigenza di crescita costante del Prodotto Interno Lordo, ma avremmo come risultato il solo arricchire ancor di più la speculazione e impoverire ulteriormente i nostri territori.
Arcipelago pone al centro del proprio progetto quella qualità, ormai dimenticata, chiamata buon senso; quel grano salis a disposizione di tutti e utilizzabile fin da subito.
Territori sani, essenza del locale, fanno una economia complessiva sana, sostanza del globale. Dobbiamo quindi riportare gli investimenti sull’economia reale; dobbiamo infine consumare di più ciò che noi stessi produciamo.
Lo Šcec interviene virtuosamente per ottenere questo.
Essendo l’utilizzo degli Šcec una percentuale sulla spesa effettuata in Euro, il loro utilizzo indirizza gli acquisti verso quei produttori, quei commercianti, quegli artigiani che reinvestono i guadagni sul proprio territorio e che scambiano le loro eccedenze/eccellenze con altri territori che partecipano al circuito di Arcipelago.
Utilizzare gli Šcec è affermazione della propria sovranità: singola e di gruppo, economica e sociale. È riappropriarsi dell’orgoglio del fare e del contare su ciò che si sa fare.
È amore per il proprio territorio e per la propria gente: entrambi si aprono all’amore reciproco, fieri di scambiarselo. Liberamente.

Come utilizzare gli ŠCEC

Arcipelago è espressione della volontà di creare principi di circolarità, in economia come nel sociale.
Lo Šcec è la manifestazione pratica di questa volontà.
È una riduzione di prezzo che non muore mai.
È una rinuncia che genera abbondanza.
È compartecipazione ad un benessere condiviso.
Esempio di utilizzo degli ŠCEC
Un qualunque associato acquista un prodotto, o utilizza un servizio, di un’altro associato il quale, ad esempio, accetta di ricevere Šcec pari ad un 20% del prezzo.
Se la spesa è di 50 euro, l’associato pagherà 40 euro e consegnerà 10 Šcec: il quantitativo di Šcec consegnato è il simbolo concreto della compartecipazione a migliorare il fluire degli scambi all’interno del proprio territorio.
L’associato che ha accettato i 10 Šcec sa che può contare sulla volontà di altri commercianti, produttori, artigiani, professionisti, iscritti ad Arcipelago, di rinunciare a loro volta ad una percentuale di guadagno sulle loro vendite.
Questa è un circolarità che manifesta la più concreta solidarietà: quella che ognuno riconosce all’altro ricevendone altrettanta. E’ una solidarietà che, come conseguenza, restituisce a tutti un benessere che non si esprime solo economicamente, ma soprattutto socialmente.
Il buon risultato di una persona diviene buon risultato per tutta la comunità: circolazione di lavoro, scambi, passioni.
La circolazione dello Šcec muove da una scelta consapevole che la rinuncia a poco, di quanto fino ad ora abbiamo ritenuto prioritario nella nostra vita ( il denaro a debito),non può che portare beneficio; questo risulta ovvio se iniziamo a pensare alla nostra vita come ad un momento di scambio comunitario piuttosto che ad una passività individualista. In concreto, nell’esperienza Šcec quotidiana, il Dono si manifesta non solo dal punto di vista dell’Accettatore, il quale sceglie consapevolmente di ridurre il prezzo di vendita dei propri beni e servizi, ma anche dal lato del Fruitore che con coscienza sceglie di utilizzare uno strumento che favorirà la comunità locale, sia nella sua espressione economica, sia nella sua espressione sociale. Attraverso lo Šcec il Dono si fa reciproco e anche l’acquirente diventa parte attiva e solidale” da “Lo Šcec è davvero un dono?” Lisa Bortolotti, Arcipelago ŠCEC Emilia Romagna
Calcolare lo ŠCEC
Esempio di calcolo dello ŠCEC nelle compravendite tra soci
In Italia la legge impone, nel commercio al dettaglio, di rendere visibili i prezzi praticati al pubblico, prezzi che sono generalmente comprensivi di IVA. Nei rapporti commerciali tra aziende, invece, i prezzi indicati nei listini sono generalmente, non comprensivi di IVA. Tale differenza comporta un diverso calcolo della % di ŠCEC nelle compravendite tra i soci.
Sono emessi ŠCEC del taglio di 0,50 – 1,00 – 2,00 – 5,00 – 10,00 – 20,00 – 50,00, ovviamente un arrotondamento è necessario: questo solo in caso di uso cartaceo, in quanto per via elettronica il calcolo avviene preciso al centesimo.
In caso di uso cartaceo, la cifra da riscuotere in ŠCEC si arrotonda così:
- per difetto da 0,01 a 0,25 e da 0,51 a 0,75
- per eccesso da 0,26 a 0,49 e da 0,76 a 0,99
  • Esempio – 11,00 euro con 20% di accettazione = 8,80 euro + 2,20 ŠCEC diviene : 9,00 euro e 2,00 ŠCEC
  • Esempio – 18,00 euro con 10% di accettazione = 16,20 euro + 1,80 ŠCEC diviene : 16,00 euro e 2,00 ŠCEC

1 – COMPRAVENDITA AL DETTAGLIO
Come abbiamo detto, i prezzi della merce esposta al pubblico sono comprensivi di IVA.
Viene infatti mostrato il prezzo IVA inclusa. In questo caso il calcolo della % di ŠCEC avviene così:
Cartellino di vendita al pubblico da Euro 120,00 IVA inclusa (IVA 20%)
- Accettazione ŠCEC = 10%
Euro 120,00 – 10% ŠCEC = Euro incassati: 108,00 (Totale scontrino o fattura)
ŠCEC ritirati dall’azienda: 12,00

2 – COMPRAVENDITA TRA AZIENDE
Come abbiamo detto, i prezzi della merce esposta nei listini, generalmente, non sono comprensivi di IVA.
Viene infatti mostrato il prezzo IVA esclusa. In questo caso il calcolo della % di ŠCEC avviene così:
Prezzo imponibile di vendita da Euro 100,00 IVA esclusa (IVA 20%) - Accettazione ŠCEC = 10%
Euro 100,00 – 10% ŠCEC = imponibile: 90,00 + 18,00 IVA = 108,00 (Totale fattura)
ŠCEC ritirati dall’azienda: 10,00


La differenza di SCEC ricevuti in più dal dettagliante è data dal fatto che lo sconto, nel suo caso, è calcolato sul lordo (prezzo Iva compresa) mentre, nel caso del grossita, sul netto (prezzo imponibile Iva esclusa)

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